Cosa indossiamo vol. 22

Christopher Dalglish, PR Specialist Levi's®, ci parla di artigianato ai tempi della pandemia, stile londinese e consapevolezza negli acquisti.

Stile
luglio 2021

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Christopher Dalglish era ancora un teenager e stava trascorrendo una vacanza con la sua famiglia in Florida quando acquistò il primo paio di Levi's®. All’epoca la sterlina era forte rispetto al dollaro, quindi gli sembrava che tutto costasse la metà. Girò per centri commerciali e si comprò due paia di jeans oversize, anche se non è sicuro se fossero fatti per essere ampi o che quel taglio fosse la conseguenza di una vita taglia 36 indosso a un tredicenne. Da allora è cambiato molto. Il potere d’acquisto del dollaro è migliorato e Christopher oggi lavora come PR Specialist per Levi's®. Una cosa, però, è rimasta uguale: continua a indossare jeans di taglie più grandi. Christopher ci spiega, con parole sue, cosa indossa in questo periodo.

Sono cresciuto nel nordest della Scozia, in un luogo abbastanza isolato. Essendo lontano dalle grandi città, guardavo video di skateboard e riviste di skateboard e basket per trovare l’ispirazione. Quindi sono stato fortemente influenzato dalla cultura hip hop, del basket e dell’America in generale. Poco dopo aver compiuto 20 anni mi sono trasferito a Glasgow, dove sono stato esposto a molte altre influenze streetwear e di abbigliamento da uomo. Il mio stile è un mix di tutto ciò che ho fatto crescendo. In un giorno qualsiasi posso indossare Levi's® Skate, Levi's® Vintage Clothing e Levi's® Made & Crafted. Mi piace anche mettere T-shirt o accessori di case discografiche o riviste di skate che mi piacciono.

In questo periodo mi lascio ispirare dalla città. Vivendo a Londra, mi basta uscire a fare una passeggiata per essere ispirato da gente cool, incredibili bellezze architettoniche, gallerie pop-up, party, festival (be’, almeno prima che arrivasse il Covid). Qui tutti hanno stile, ognuno a modo proprio. Quando si esce dal lavoro non si ripassa a casa prima di fare serata, quindi non importa se sei diretto al pub, in un locale o in ufficio: l’abbigliamento è lo stesso. Il risultato è un bel compromesso fra casual e cool che va bene per tutte le occasioni.

Ho comprato questa salopette tre o quattro anni fa. L’ho tenuta pensando che, quando avessi comprato la mia prima casa con mia moglie, l’avrei indossata per imbiancare le pareti. Sono stato di parola. Abbiamo comprato casa lo scorso novembre. E quindi tutta questa vernice che vedi è autentica e risale ai lavori in casa durante il lockdown.

    Christopher Dalglish

    Questo paio di pantaloni l’ho personalizzato io. Sono gli LVC Tab Twills color ruggine di qualche stagione fa. Li ho sottoposti a trattamento dip-dye, ottenendo uno strano effetto mimetico. È successo un po’ per caso ma il risultato è piuttosto buono. Le toppe sono scampoli avanzati dal Lot No. 1 di Londra e da una vecchia borsa tote.

    Come molti, durante la prima fase del lockdown avevo bisogno di un hobby che mi tenesse lontano dagli schermi. Quindi ho cominciato a dedicarmi a qualche progetto fai da te in casa. Ne sono venuti fuori un po’ di bei capi dip-dye e tie-dye, ma per ottenerli lasciavo il bagno in condizioni discutibili, per la gioia di mia moglie. Mi piace cucire, perché ti siedi e ti metti all’opera. È molto rilassante.

      Christopher Dalglish

      Ho un passato nella musica, che mi ha aiutato per molti aspetti della mia carriera. Da giovane mi appassionava molto l’hip hop, poi sono passato alla house. Entrambi i generi sono basati sul campionamento, sulla trasformazione di vecchie registrazioni in qualcosa di nuovo. Colgo un parallelismo fra il campionamento nella musica e il modo in cui le persone trasformano i propri jeans, reinterpretandoli.

      Non rifletto troppo su come vestirmi. Se si è oculati negli acquisti, gli outfit saltano fuori naturalmente. Ho capi di cinque anni fa che, abbinati a qualcosa che non ho mai messo, tornano come nuovi. Sono uno che non butta via le cose. Se si conservano i vestiti, col passare del tempo offriranno nuovi spunti.